Giovedi 29 Giugno 2017 - Sito web Ufficiale

 


Gruppo Balestrieri e Arcieri

Gruppo Balestrieri e Arcieri

Contea Antica di Popoli

(Recta-Rupes)

(65026 Popoli (PE) Italy)





Funzionamento

La balestra utilizzata è del tipo “manesca” e la descriveremo nella parti principali che la compongono e nel suo funzionamento. La balestra “manesca” è utilizzata senza alcun tipo di appoggio e ed è costituita essenzialmente da un Arco, da un Teniere, da un Meccanismo di Sgancio e da uno Meccanismo di mira. Esistono tesi discordanti tra loro in riferimento all’origine della balestra. Alcuni storici riferimenti storici trattano della balestra intorno al IX secolo a.C nel mondo orientale. Precursore della balestra portatile medievale è la "balista": grossa macchina da guerra con arco a due bracci separati che poteva scagliare a notevole distanza sia pesanti dardi che pietre, usata da Greci e Romani già dal III secolo a.C. Alcune fonti attribuiscono a costruttori romani l'introduzione di piccole balestre portatili caricabili manualmente, altre ne datano la comparsa in Europa intorno al XI secolo, portate dalle popolazioni orientali confinanti. Le prime balestre di cui si hanno notizie certe (libri di carico delle navi), sono di quelle che furono portate dai soldati genovesi a scorta delle navi usate per trasportare le truppe della prima crociata (1098). All'inizio del XII secolo iniziò la fase di perfezionamento della balestra. L’arco non era ancora fatto con l'acciaio, venne migliorato sempre più a tal punto da diventare un'arma micidiale da cui spesso dipendevano le sorti di una battaglia. Papa Innocenzo II, durante il Secondo Concilio Lateranense del 1139, vietò ai Cristiani di adoperarla tranne che per battersi contro gli infedeli "Illam mortiferam artem Deo odibilem ballistariorum et sagittariorum Christianos et Catholicos eserceri de cetero sub anathemate prohibemus". L'impiego dei balestrieri, in Europa e soprattutto in Inghilterra prese sempre più consistenza durante il regno di Riccardo I, (1189-1199) e la morte del re, fu provocata proprio dal dardo di una balestra nel corso di un assedio nel 1199. Tale evento venne ritenuto una punizione divina inflitta al sovrano per la sua disobbedienza al volere papale. Re Riccardo era un esperto balestriere. Si narra che, nel corso dell'assedio di Ascalona, seppur indebolito dalla febbre, si sia fatto portare dalla tenda il materasso in modo tale da poter scagliare dardi verso le mura della città assediata. Tali balestre erano composte dal "teniere" o "fusto" a cui anteriormente era fissato l'arco per mezzo di un intreccio di corde. L'arco era in legno di tasso: molto duro ma elastico; la corda era composta da fili di canapa intrecciata o da nervi di animali. All'estremità del teniere, davanti e centralmente l'arco, era fissata la staffa, generalmente metallica, che serviva per tenere, col piede, la balestra ferma a terra mentre la si caricava. Nei documenti più antichi era chiamata "streva" ed è anche con tale sinonimo che veniva indicata la balestra di tipo più semplice, denominata in seguito "a gamba" o "a tibia". L'arco, elemento fondamentale per l'efficacia della balestra, è stato oggetto delle maggiori migliorie tecnologiche. Come abbiamo detto, dapprima era fatto unicamente di legno, poi, per ovviare a problemi di incrinatura, fu costruito a strati (arco composito) con lamine di osso (posteriormente) e tendine animale (anteriormente); infine, agli inizi del '400, furono introdotti gli archi d'acciaio: molto potenti ed affidabili nel tempo.

Arco

L'arco è senza alcun dubbio l’elemento fondamentale per l'efficacia, la potenza e la precisione dell’arma, e nei vari secoli è stato oggetto delle maggiori modifiche e migliorie tecnologiche. Le prime balestre ebbero archi in legno, successivamente si passò ad una costruzione dell’arco a strati con lamine di osso e tendine animale, capaci di attribuire maggior elasticità e potenza. Solo agli inizi del XV sec. furono introdotti gli archi d'acciaio, molto potenti ed affidabili nel tempo e che garantivano una maggior gittata e penetrazione.



Teniere o fusto

Con questi due termini viene indicato il corpo della balestra, ossia la parte in legno che contiene tutti i meccanismi di sgancio e di mira e sul quale viene fissato l’arco. La tipologia di legno utilizzato, abbinato alle rifiniture agli intarsi e ai decori eseguiti sul TENIERE, fanno della balestra un pezzo unico e un piccolo capolavoro di arte incisoria artigianale.
Davanti all’arco sull’estremità del teniere è posta la STAFFA, generalmente metallica, che serviva per puntare a terra la balestra con un piede nella fase del caricamento.



Meccanismo di sgancio

Nelle balestre più antiche il meccanismo di sgancio era diverso e meno efficace di quello riprodotto nella balestra manesca. Infatti i romani modificarono il vecchio sistema formato da una semplice scanalatura nel legno, introducendo un meccanismo denominato “noce” che ruotando liberava la corda. La noce è indiscutibilmente la parte più delicata dell’arma e consiste in un cilindro nel quale sono presenti tre parti fondamentali. La prima e la scanalatura nella quale agisce la leva di sgancio, la seconda sono le due alette che contengono la corda nella fase di tiro e l’ultima consiste nella fessura che si crea tra le due alette e nella quale viene incastonato il dardo. La noce trattiene la corda in tensione. Il balestriere dopo aver eseguito la fase di caricamento del dardo e di puntamento su bersaglio, agisce sulla leva di sgancio consentendo alla noce di girare libera nella sua “camera”. Questa operazione libererà così la corda, che sollecitata dall’enorme forza impressa dall’arco spingerà il dardo verso il bersaglio.



Corda

La corda della balestra viene oggi realizzata con l’utilizzo di canapa, cotone o lino, fibre naturali trattate con cera e fissate all’arco tramite due ganci posti alla sua estremità. La corda nella sua parte centrale, ossia la parte che imprime la scoccata al dardo e che scorre nella piastra in acciaio, viene avvolta con una legatura di nylon, per proteggerla dall’usura.



Piastre

La piastre di acciaio presenti in una balestra, servono a contenere le sollecitazioni che l'arco sviluppa sia sul meccanismo di scatto che e sul legno. Con queste piastre la balestra viene notevolmente rafforzata. La piastra superiore è predisposta per lo scorrimento del dardo, mentre quella inferiore accoglie la scatola della noce e la sede di scatto della leva. Anche le piastre vengono abbellite con decorazioni e incisioni.



Freccia - Dardo - Verretta

Il dardo viene realizzato in legno, con punta in acciaio e pennatura naturale in penne di tacchino. Sono tutti componenti che attribuiscono al dardo autenticità e riferimento storico. I dardi utilizzati per tornei e disfide, vengono spesso dipinti e colorati per renderne chiara l’appartenenza al singolo balestriere e facilmente riconoscibili nel bersaglio. Il dardo di una balestra manesca può variare in peso da 50gr a 80 gr.



Meccanismo di mira

Si compone di due parti inserite sul teniere: la diotra e la piastra di mira ed una terza (chiodo) inserita sulla freccia. Sul dorso della freccia viene inserito un chiodino che ha la funzione di mirino per l’allineamento al centro del bersaglio. La diotra si compone di una barretta verticale in ferro sulla quale viene realizzato un piccolo foro attraverso il quale il per ricercare un punto di mira appositamente prefissato sulla piastra ed ha lo scopo di regolare l'alzo dell'arma. La piastra ha lo scopo di sorreggere i punti di mira. Essa consiste appunto in una piastra metallica su cui viene segnato un punto e che rappresenta in scala la posizione della freccia rispetto al bersaglio. Nalla successione dei tiri, il balestriere interviene correggendo il punto di mira nella direzione dello spostamento della freccia rispetto al bersaglio. Dopo vari tiri, ed una volta raggiunto il perfetto allineamento con il centro, l'arma si dice tarata, ed in grado quindi di mantenere la propria precisione di tiro. A questo punto le variabili che incidono per un perfetto tiro, sono la corretta manutenzione e pulizia della balestra, la precisione e la fermezza di tiro del balestriere oltre alla cura, alla meticolosa preparazione e al corretto posizionamento del dardo da scagliare.



Il martinetto

Detto anche cricco o cricchetto è l'attrezzo cui si deve ricorrere per poter caricare una balestra, esso consiste in una manovella che, agendo su di una serie di ruote opportunamente demoltiplicate, va ad agire su di una cremagliera che, salendo, trascina con se la corda sino a bloccarla sulla noce. Nel medioevo il metodo più usato (per la carica delle piccole balestre manesche) fu quello della staffa attaccata alla cintura: con questo metodo il balestriere portava sempre una staffa attaccata alla sua cintura e quando doveva caricare l'arma si chinava sino a collegare la staffa alla corda poi, inserito un piede nella staffa inserita sul davanti dell'arma, si rialzava e con un possente colpo di reni riusciva a caricare l'arma. Il termine medioevale di balestre a "un piede" o a "due piedi" indica modelli diversificati dal modo di caricamento.

"Durèss tant ju malvicìn quànt dur la neva di marzulìn"
"Il cattivo vicinato dovrebbe durare quanto la neve di marzo"
Sviluppato da © 2006-2007 daDiCA, Tutti i diritti riservati
Ottimizzato per Microsoft Internet Explorer 7